Nel’600 Borgo Giusto si chiamava Soccolognora

Nella Toscana del 1600 città, paesi e paesini avevano dei nomi che suonavano in modo diverso dagli attuali. Anche Borgo Giusto, che nasce in quel periodo, viene chiamata Soccolognora, così come Lucca era Luca, la Garfagnana era Carfagnana e la Versilia era Versilla. E laToscana era Tuscia, così come é rappresentata in questa incisione sul rame del 1601 fatta da Ortelius e da noi ritrovata fra le carte dell’epoca. Attualmente Borgo Giusto (dal nome della famiglia dei Giusti che vi si insediò per prima), é la ricostruzione pietra su pietra della vecchia Soccolognora.

Una ricostruzione durata 5 anni (1995-2000)

Nel Seicento, quando si cominciarono a costruire le prime case l’una accanto all’altra, si formò un piccolo nucleo percorso da vicoletti e rampe che davano sulla minuscola piazza.

Tutto intorno, oltre le terrazze ricavate da piccoli appezzamenti di terreno ove i contadini coltivavano la vite e l’ulivo, anche allora c’erano i castagneti, verdissimi nella bella stagione e sui toni del giallo e marrone bruciato in autunno quando le castagne nei loro ricci sono ormai cadute. Nei primi anni del secolo la tranquilla e regolare vita del Borgo cominciò a subire le prime modifiche a causa dell’emigrazione in particolare verso l’Inghilterra e la Scozia e a poco a poco, il piccolo paese venne quasi del tutto abbandonato.

Coloro che vi hanno risieduto per ultimi, circa cinquant’anni fa, in occasione del processo di industrializzazione, lo abbandonarono definitivamente alla ricerca di un lavoro meno duro e più remunerato di quello agricolo e di un’esistenza più comoda e confortevole nelle moderne case dei centri urbani vicini. Sono in pochi coloro che ancor oggi si ricordano della struttura originaria del paesino e delle figure che lo hanno animato e quando finalmente ogni casa è stata restaurata utilizzando la pietra dal caratteristico colore chiaro con cui era stata costruita all’inizio e chiamata con il nome di chi l’aveva vissuta per ultimo il Borgo ha ripreso vita, quasi per magia. Ed è così che ancora oggi prosegue la storia semplice e antica di Ettore Giusti, capostipite della famiglia che vi si insediò per prima o di Giosy, Tosca e tanti altri.

L’opera di recupero, iniziata nel 1995, si è dimostrata subito una sfida entusiasmante: il tempo relativamente breve trascorso da quando le case erano rimaste disabitate, non era riuscito ad infliggere danni irreversibili al piccolo complesso e la scoperta di una falda d’acqua nel bosco è apparsa subito come ottimo presagio della vita che riprende.

Si è scelto di ottenere abitazioni dotate di tutti i comfort ormai obbligatori, senza modificare l’originalità degli spazi interni. Anche per questo motivo, i bagni sono stati uno dei più grandi problemi tecnici, ma, non avendo badato a spese, in alcune abitazioni sono stati collocati in stanze vere e proprie, pur scontando qualche perdita di spazio. Altra impresa è stata restaurare nelle case gli acquai in pietra, i bracieri, i caminetti rendendoli originali e perfettamente funzionanti. Sono state conservate intere pareti interne in pietra a vista, trattandole con evoluti procedimenti. Sono state rinforzate le fondamenta con tecniche costose che non hanno lasciato alcuna traccia visibile dell’intervento. Per il riscaldamento non ci si è allontanati dal principio del camino, installando una grande caldaia centralizzata a legna gestita dal computer, in modo da poter verificare tutti i dati di ogni singola abitazione, rispettando nel contempo l’ambiente.

E la riqualificazione continua…

Negli ultimi anni è stato un crescendo di miglioramenti qualitativi al fine di rendere sempre più confortevole le case del Borgo. Da quando la ristutturazione è iniziata il Borgo è stato dotato di un sitema di riscaldamento all’avanguardia perchè ecologico e gestito da un sistema informatico centralizzato. Noi riscaldiamo l’intera struttura del Borgo con la legna dei nostri boschi che viene immessa nella grande centrale termica a legna attraverso sistemi automatici, mentre nella bella stagione è il sole a produrre energia elettrica ed acqua calda attraverso rispettivamente l’impianto fotovoltaico e quello solare che trasformano i raggi del sole che riscalda il Borgo in energia pulita.

Dicevamo dei miglioramenti introdotti casa per casa con le vasche idromassaggio Jacuzzi…la rete wifi gratuita per i nostri clienti, le Tv ultima generazione e la nuova zona wellness dotata di strutture moderne come la vasca Lady Spa, ideale per massaggi alle erbe e e ai fanghi e per il successivo massaggio rilassante, per poi rilassarsi nelle due camere per bagno turco e sauna.

Al ristorante del Borgo,infine, i prodotti sono quelli della nostra azienda agricola o a km zero dei nostri amici agricoltori.

Quel botto di Puccini a Borgo Giusto

“Celle! Mio sogno…rivedo le ginestre e ne godo appieno il soave profumo…” I biografi di Giacomo Puccini ricordano l’amore del musicista per Celle, il paesino natio del maestro a due passi da Partigliano. Ma pochi sanno, se non i nostri antenati che ce lo raccontavano nelle serate d’inverno davanti al camino, che Giacomo Puccini era uno scavezzacollo e da giovanotto era un grande amante della caccia. Intorno al 1876, diciottenne, aveva instaurato una forte amicizia con la famiglia Giusti di Partigliano ed insieme ad una buona parte dei sette fratelli, tutti molto vicini per età, Giacomo andava a caccia di beccacce, di tordi e di merli di cui sono sempre state ricchissime le nostre colline. Ebbene sentite cosa accadde un giorno.

Racconta Pia Giusti figlia di Giuseppe, uno dei sette fratelli che abitavano a Cà di Giusto, che Puccini era appena arrivato a Celle da Lucca, dove veniva a passare le vacanze. Ansioso di andare a trovare i suoi amici, si arrampicò come di consueto su per la collina che da Celle, attraversando il fiume Pedogna, arriva a Partigliano. Giacomo Puccini godeva della simpatia di tutti, tant’è che usualmente uno dei fratelli, a turno, gli prestava il fucile. E la squadra dei giovani Giusti, oltre ad essere numerosa, era veramente divertente e vivace: Giosuè (1841) Calebbe (1842), Giuseppe (1844), Gamatiele (1847), Noè (1849), Saulle (1851) e Giobbe (1853).

Ebbene, quella mattina proprio Giobbe prestò il suo fucile a bacchetta al futuro maestro, ma nella foga di partire con il tascapane a tracolla e nel mentre scherzava con l’allegra brigata, Puccini fece partire il colpo del calibro 16 ad avancarica che teneva in mano e per fortuna…questo gran botto dentro casa, all’ultimo piano fece solo un gran buco nell’embrice del tetto! Dopo oltre un secolo, noi abbiamo ritrovato questo embrice, nella ricostruzione delle case, con il buco ancora chiuso da uno straccio (così almeno non pioveva in casa), perché i fratelli Giusti lo avevano lasciato al suo posto per mostrarlo ridendo a tutti e dicendo: “Guardate un po’ quel ch’ha fatto il matto di Giacomo!”.

La performance del grande Maestro e compositore di fama internazionale è rimasto un ricordo indelebile nella famiglia Giusti che portava il futuro Grande Maestro a passare delle serate con i contadini del Borgo.